IMPROTEATRO SBARCA IN VENEZUELA

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All’ultimo piano del “Centro commercial El Hatillo”, a Caracas, c’è un teatro molto bello e modernissimo: si chiama Teatrex, ed è qui che ha luogo il primo Encuentro de Improvisación Teatral Venezuelano. Le nazionali coinvolte sono il Venezuela padrone di casa, l’Italia e l’Argentina. Ed è qui che comincia la nostra storia.

I quattro eroi che hanno attraversato l’oceano per rappresentare l’Italia sono Fabio Ambrosini, Pierpaolo Buzza, Fabio Gippo Degipo e Giusi Lo Coco, coordinati ancora una volta da Omar Galvàn.

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Oltre ai match, il festival prevede la rappresentazione di due spettacoli liberi, non competitivi, per ogni nazionale. Degno di nota lo spettacolo della compagnia argentina “Stereotipos A Ciegas”, che improvvisano completamente al buio. Noi mettiamo in scena una long form, sullo stesso modello già sperimentato con successo nella trasferta a Madrid di giugno.

Il risultato è una narrazione corale di storie che si intrecciano, si distanziano per poi incrociarsi di nuovo. La long form riesce a essere contemporaneamente esilarante e profonda, mischiando giochi e cose serie, risate e profondità, e la chiave per creare improvvisazioni di spessore sta tutta qui. Poter alternare continuamente piani e linguaggi ci permette di entrare in ogni singola scena ed esplorarla in tutte le sue sfaccettature.
Il (meraviglioso!) pubblico di Caracas apprezza, regalandoci un entusiasmo che quasi ci commuove, sia in scena che dopo gli spettacoli.

 

Durante i match, invece, ci troviamo a fare i conti con la straripante fantasia e l’alta velocità dei venezuelani; ma teniamo duro, ci giochiamo bene le nostre carte, e li battiamo entrambe le volte: 5-2 la prima e 5-3 la seconda.

Tra le improvvisazioni degne di rilievo una comparata in categoria “sceneggiata napoletana” eseguita in napoletano (Gippo, mezzo genovese mezzo padovano, che recita in napoletano è qualcosa che vorrete sentire prima o poi nella vostra vita, fidatevi), una in cui delle rane volano in cielo e i padroni si suicidano per raggiungerle, una soap-opera intitolata “un buon involtino primavera é meglio di una cattiva canna”, una in cui stregoni predicono la fine di una dinastia per mano di un’invasione di mucche gay.

 

Lo spettacolo conclusivo del festival è un impietoso format a selezione continua in cui italiani, venezuelani e argentini giocano mischiati a combinazioni variabili, e vengono eliminati via via durante la serata finché non ne rimane soltanto uno. Il vincitore finale è il nostro Fabio Ambrosini, ex aequo con Ron Chavez, venezuelano.

 

Il festival finisce così, con il trionfo dell’Italia e un’ottima copertura mediatica: oltre agli articoli sui giornali locali, la Radio Cultural de Caracas ci ha chiesto un’intervista per parlare del festival, della nostra associazione e delle tecniche di improvvisazione. Pierpaolo (andato in rappresentanza di Improteatro) ha avuto anche modo di menzionare i nostri connazionali impegnati in quegli stessi giorni a Strasburgo nel campionato mondiale francofono.

 

Tra le tante persone da ringraziare per questa splendida esperienza ne spiccano due: il Maestro Omar Galvàn, sotto la cui guida e regia abbiamo reso al meglio delle nostre possibilità; e l’Istituto Italiano di Cultura, nella persona della direttrice, Luigina Peddi. Senza di loro, tutto questo non sarebbe stato possibile.

Grazie di cuore a loro, a Improteatro per la meticolosa organizzazione, ai compagni d’improvvisazione venezuelani e argentini, al pubblico che ci ha sostenuto, e a chi allestirà la prossima edizione del festival, alla quale non mancheremo!

Pierpaolo Buzza

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